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L'Amico Infedele


di DorianGray28
24.11.2025    |    2.805    |    1 10.0
"Con un ultimo sguardo di odio che mi trapassò l'anima, si girò e sbatté la porta uscendo, il rumore del suo passo che rimbombava giù per le scale..."
Da un paio di giorni, un dettaglio insolito aveva catturato la mia attenzione: non vedevo più Andrea e Alice insieme. Erano sempre stati inseparabili, una presenza costante nelle nostre uscite. Vederli ripetutamente da soli mi fece capire che qualcosa doveva essere successo. Una lite, forse, o qualcosa di ben più serio. Decisi che dovevo saperne di più.
Il caso volle che incrociassi Alice per strada. Dopo i saluti di rito, le chiesi come andassero le cose. Il suo sguardo si fece subito serio. Mi disse che, in effetti, molte cose erano cambiate tra lei e Andrea. Il loro rapporto era imploso a seguito di una serie di eventi: una discussione accesa con il fratello di lui, un anniversario completamente dimenticato e, infine, il tradimento. Andrea era andato a letto con un'amica di lei, a casa loro, e le prove della sua infedeltà erano state scoperte.
Il racconto mi lasciò senza parole. Andrea mi era sempre sembrato follemente innamorato di lei, e non avrei mai immaginato una simile evoluzione. Tutto sembrava essersi capovolto. Quando Alice aggiunse che Andrea non sembrava provare alcun rimorso, la mia confusione crebbe. Mi chiesi cosa fosse successo nella mente di quell'uomo.
Alice, con amarezza, teorizzò che lui si fosse stancato di avere una relazione seria. Questa considerazione mi addolorò profondamente. Eravamo tutti abituati a vederli come la coppia felice. Più riflettevo, più mi convincevo che forse Andrea non era un ragazzo innamorato, ma solo un buon attore.
Ad un certo punto, l'emozione prese il sopravvento. Alice scoppiò in un pianto nervoso, sopraffatta dalla rabbia e dal dolore per il comportamento di Andrea. Senza esitare, la strinsi in un abbraccio, cercando di offrirle conforto. Lei ricambiò la stretta. Vedere Alice, di solito solare e piena di vita, così abbattuta mi fece un male incredibile.
L'abbraccio si fece più stretto e, in un attimo, l'atmosfera cambiò. I nostri sguardi si incontrarono e finimmo per baciarci dolcemente. Alice cercò le mie labbra, accarezzandomi i capelli, come se quel momento fosse una fuga da tutto il suo dolore. C'era un'urgenza strana in quel gesto: la sua disperazione si era trasformata in un intenso desiderio di vicinanza. Le sue mani cercarono il contatto, infilandosi sotto la mia felpa.
La strinsi più forte, e in quel contatto intimo, compresi che in lei qualcosa si era sbloccato. "Ti voglio," mi sussurrò, stanca di sentirsi male per un uomo che l'aveva umiliata. La baciai con più intensità, la tenni stretta al petto e le dissi: "Va bene, Alice, andiamo."
"Vieni a casa con me," mi rispose lei, con una voce carica di eccitazione. "Non sai quanto sono già presa, non vedo l'ora di sentirti addosso."
Sentendo la sua voglia, anche io fui percorso da un brivido. Ci avviammo verso casa, mano nella mano, entrambi eccitati dalla situazione inattesa. Salimmo le scale di fretta. Appena entrati, lei si lasciò andare alle mie intenzioni.
Presi da un desiderio irrefrenabile, le scarpe furono subito gettate via. La sollevai e la adagiai sul tavolo. Le tolsi i vestiti e subito dopo, le mie labbra cercarono la sua intimità, con il desiderio di assaporarla completamente.
Alice si contorceva e gemeva, smarrita nella sensazione del piacere. Il suo respiro affannoso e le sue grida mi eccitarono ulteriormente. Godeva intensamente, e la sua eccitazione era per me una fonte di immensa soddisfazione. Non ci volle molto perché lei raggiungesse il culmine, completamente in balia delle sensazioni.
Dopo essersi ripresa, Alice mi invitò a possederla. Il mio membro si fece largo in lei, regalandoci emozioni uniche. In preda alle sensazioni travolgenti, sentii il bisogno di sfilare il mio membro per un istante. In quel momento, lei mi chiese: "Mettimelo in culo, dai, fottimi ti prego."
"Lo vuoi davvero, Alice?" chiesi, incredulo. "Sì, mettilo cazzo!" rispose.
Lo feci scivolare dolcemente nel suo ano. La possedetti senza pietà, mentre lei ansimava di piacere, completamente presa dalle mie spinte. Ero ormai vicino al culmine.
"Alice, sto per venire," le dissi ansimando.
"Sborrami in culo, dai, sborraaaa!" mi incitò lei.
La liberazione fu totale. Sentii il mio sperma inondarla. Mi fermai solo quando mi sentii completamente vuoto, provocando un sussulto anche in lei.
"Ma sei venuta?" le chiesi.
"Sì, riesco a venire pure con il culo," mi rispose lei, ansimando.
"Sei divina, sei unica," le sussurrai, mentre riprendevamo fiato dopo quella maratona di piacere che, in quell'istante, avrei voluto non finisse mai.
Restammo abbracciati sul tavolo per un tempo che non saprei quantificare, immersi nel silenzio rotto solo dai nostri respiri che si facevano via via più regolari. I nostri corpi, ancora sudati, erano la prova tangibile di una passione inaspettata che era esplosa come un fulmine in un pomeriggio carico di tensione e dolore.
Le tolsi dolcemente i capelli dal viso e le baciai la fronte. "Sei incredibile, Alice," le sussurrai, sentendo il calore del suo corpo contro il mio.
Lei si strinse a me. "Mi hai fatto sentire... di nuovo viva. Desiderata," rispose con un filo di voce. La rabbia di poco prima era svanita, sostituita da una stanchezza appagante e da una malinconia sottile. "Adesso ho fame," aggiunse con un piccolo sorriso, un lampo della vecchia Alice che adoravo.
Ci vestimmo in fretta, raccogliendo i vestiti sparsi per il salotto, un campo di battaglia della nostra improvvisa e selvaggia connessione. Ci spostammo in cucina per preparare qualcosa da mangiare. Lavorammo fianco a fianco in silenzio, un silenzio che non era imbarazzo, ma una naturale prosecuzione dell'intimità appena condivisa. Mentre tagliava le verdure, Alice si fermò, mi prese la mano e mi guardò negli occhi.
"Che succederà adesso?" mi chiese, con una nota di preoccupazione.
Non c'era una risposta facile. Eravamo due amici che avevano superato un confine, spinti da un momento di crisi e desiderio. "Non lo so, Alice," ammisi, onesto. "Ma qualsiasi cosa sia successa oggi, non me ne pento."
Lei annuì e poggiò la testa sulla mia spalla per un istante. "Nemmeno io."
Cenammo sul divano, parlando di tutto tranne che di Andrea, evitando di analizzare troppo a fondo ciò che avevamo fatto. Era più facile goderci quel momento di tregua. Mentre la stanchezza prendeva il sopravvento, andammo a letto, non più con l'urgenza di prima, ma con la dolcezza di due persone che si stanno riscoprendo.
Mi svegliai la mattina dopo con Alice stretta a me, il suo profumo di pelle e sesso inebriante. La luce fioca dell'alba entrava dalle finestre, disegnando ombre sul suo corpo nudo, che era per metà coperto dal lenzuolo. Le accarezzai la schiena con la punta delle dita, seguendo la linea della sua colonna vertebrale, e lei mugolò sommessamente, inarcandosi appena per il tocco.
"Mmmh... Sei sveglio," sussurrò, girandosi per affrontare il mio petto. I suoi occhi erano ancora assonnati, ma brillavano di un luccichio nuovo, un mix di tenerezza e desiderio soddisfatto.
"Non volevo svegliarti," risposi, e la tirai più vicina, il mio corpo che reagiva immediatamente alla sua intimità. La sua mano si posò sul mio fianco, la pressione non era più frettolosa e disperata come la sera prima, ma lenta e possessiva.
"Dopo quello che è successo ieri, non riesco a credere che siamo qui," mi disse. C'era stupore nella sua voce.
"È stato... travolgente," mormorai, posando un bacio leggero sulla sua spalla. La dolcezza di quel bacio contrastava con il ricordo della notte, delle sue grida di piacere e della violenza del nostro primo incontro.
"Non era solo vendetta, vero?" mi chiese, fissandomi. Quella era la domanda cruciale. L'amicizia era finita, sostituita da qualcosa di molto più carnale, ma anche emotivo.
"No, Alice. C'era... desiderio," ammisi, la voce roca. "Ti ho sempre desiderata, Alice. Forse per questo mi faceva così male vederti con lui. Ma il desiderio non era nulla in confronto a quello che ho provato quando ti ho sentita stringermi e chiedere me. Hai interrotto la nostra amicizia. O meglio, il mio desiderio l'ha interrotta. E lo rifarei."
Un sorriso porco e dolce insieme le increspò le labbra. "Bene. Perché non ho intenzione di tornare indietro," rispose. Si sollevò su un gomito, il seno sfiorò il mio petto. "Mi hai fatto godere in modi che non sapevo esistessero. Voglio di nuovo quelle mani sul mio culo, voglio il tuo cazzo dentro di me, lento stavolta, che mi faccia sentire tua... per bene. Adesso."
L'eccitazione si fece palpabile nella stanza. La spinsi dolcemente sulla schiena e la baciai con urgenza rinnovata. Le nostre mani si muovevano già sui nostri corpi, cercando di ricreare la magia della sera precedente, ma con una consapevolezza nuova, una promessa di piacere a lungo termine. Stavo per spingerle le gambe per aprirle e ricominciare il nostro gioco erotico...
TOC! TOC! TOC!
Un rumore violento e inaspettato alla porta ci fece sobbalzare entrambi.
Alice si bloccò, gli occhi sgranati. "Non aspettavo nessuno a quest'ora..."
Prima che potessimo rivestirci o persino muoverci, la serratura scattò – Andrea aveva ancora le sue chiavi – e la porta si spalancò.
Andrea era lì, sull'uscio della camera da letto, con la faccia stravolta. I suoi occhi si posarono prima sui vestiti sparsi, poi sul letto, su noi due nudi e intrecciati tra le lenzuola. Il suo sguardo, pieno di furia e incredulità, si fissò su Alice.
"Alice! Ma che cazzo...?! E tu!?" gridò Andrea, indicandomi con un dito tremante.
Il momento era stato brutalmente interrotto. L'intimità, il desiderio e la dolcezza del risveglio si erano scontrati con la dura realtà. Il mio cuore batteva all'impazzata, ma tenevo ancora Alice stretta a me.
Andrea, immobile sulla soglia, era una figura di rabbia pura. Il suo volto era paonazzo e le parole gli uscivano strozzate.
"Sei una puttana, Alice! E tu, brutto verme schifoso! Ti definivi mio amico, vero? Sei solo un traditore, un porco che si approfitta delle situazioni! Ti scopi la fidanzata del tuo... amico, pezzo di merda!" Iniziò a urlare una cascata di insulti.
Nonostante il panico, la mia presa su Alice si fece più salda, quasi protettiva. Lei si nascondeva un po' dietro di me, ma la sua mano mi accarezzava il fianco, un gesto che mi diede una strana forza.
"Non chiamarla così," dissi, la voce sorprendentemente ferma, ignorando gli insulti rivolti a me. "La tua relazione era finita, Andrea. L'hai distrutta tu. Non puntare il dito contro di lei per nascondere il tuo casino."
"Ah, la difendi, eh? Eravate già pronti a fottervi in giro, scommetto! E la tua ragazza, eh? Lei lo sa che sei qui a sborrare nel culo di Alice?" sibilò lui, cercando il colpo basso.
Il riferimento alla mia fidanzata mi colpì, ma non indietreggiai. "Esci da questa casa. Adesso. Qualsiasi cosa ci fosse tra noi, l'hai uccisa tu molto tempo fa. Non hai il diritto di giudicare nessuno, specialmente lei."
Andrea tremò dalla rabbia, ma si rese conto che non aveva più potere. Era un estraneo. Con un ultimo sguardo di odio che mi trapassò l'anima, si girò e sbatté la porta uscendo, il rumore del suo passo che rimbombava giù per le scale.
Restammo in silenzio, ansimanti. L'adrenalina mi pompava ancora nelle vene, ma non era paura: era eccitazione per la sfida appena vinta e il desiderio ancora vivo tra noi.
Alice mi guardò. Le lacrime che si erano accumulate nei suoi occhi non erano di tristezza, ma di liberazione e rabbia. Si sporse, mi baciò intensamente, e il suo sussurro era come un fuoco.
"Ora. Voglio che mi fai dimenticare di nuovo quella faccia da stronzo. Adesso, sul serio, non farmi pensare a nient'altro," mi ordinò, e si buttò sopra di me.
La nostra successiva sessione di sesso fu ancora più intensa e sporca della precedente. L'eccitazione del pericolo e lo scontro appena avuto avevano aggiunto un elemento di trasgressione che rendeva ogni tocco e ogni spinta incredibilmente passionata. Ci scopammo sul letto, sul pavimento, contro il muro, ridendo nervosamente, cercando disperatamente di annegare il senso di colpa e il dramma nel piacere puro.
Per i mesi successivi, la nostra relazione divenne un segreto bruciante. Io tornavo alla mia vita e alla mia fidanzata, e Alice cercava di ricostruire la sua. Ma il fuoco che avevamo acceso non si spegneva. Ci incontravamo di nascosto, in alberghi o a casa sua quando ero sicuro che nessuno ci avrebbe visti. Eravamo amanti clandestini, la nostra amicizia ormai solo una facciata per giustificare le rare volte in cui ci vedevamo in pubblico.
Eravamo entrambi dipendenti da quel piacere rubato: io per la trasgressione, Alice per sentirsi ancora completamente e selvaggiamente desiderata.
Col tempo, però, le cose si normalizzarono. Alice iniziò a frequentare un nuovo ragazzo, uno che le dava stabilità e non le faceva il male che le aveva fatto Andrea. Il suo desiderio di vendetta e di consolazione era svanito.
La nostra relazione puramente carnale non è mai finita del tutto, ma ha trovato il suo equilibrio. Oggi, Alice è felice con il suo nuovo partner. Ma quando la voglia si fa sentire per entrambi, quando il ricordo di quel pomeriggio di crisi e sesso è troppo forte da ignorare, ci scambiamo un messaggio criptico.
Ci incontriamo ancora oggi, non come amici o amanti, ma unicamente per una scopata occasionale. È una valvola di sfogo per me, e un modo per lei di rivivere quel fuoco selvaggio. L'amicizia è stata interrotta da un desiderio inarrestabile, ma ciò che ne è rimasto è un legame intimo, sporco e segreto, che ci ha cambiato la vita

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